Il laboratorio del male

Dibattito in occasione della pubblicazione del volume L’universo mentale “nazista”, di Niels Peter Nielsen con un saggio introduttivo di Valeria Egidi, FrancoAngeli 2004.
Mercoledì 15 dicembre 2004 – ore 21.15, Casa della Cultura in Via Borgogna 3, Milano.


Valeria Egidi e Niels Peter Nielsen ne discutono con:
David Bidussa, Storico
Claudio Morpurgo, Avvocato, Vice Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane
Fausto Petrella, Ordinario di Psichiatria, Università degli studi di Pavia

Modera: Daniele Moro, Giornalista, Tg5

Il libro L’universo mentale “nazista” di Niels Peter Nielsen nasce da domande inquietanti per chi abbia a cuore la vita psichica così come quella civile: come ha potuto affermarsi il nazismo? Sia pure travestito sotto altre spoglie, può ripresentarsi?
Anna Arendt definiva come mente totalitaria la forma mentis di un regime politico in cui l’oppositore o il gruppo di minoranza diventa il “nemico oggettivo” perché definito così dal regime, per scelta ideologica. Ma allora il nazismo non sarà già tornato? Non è sinistramente simile alla mente “nazista” la struttura politica e mentale che ha prodotto, o fiancheggiato, in tempi a noi vicini, i massacri contro nemici interni in Argentina e in Cile, in Ruanda come in Serbia? E che dire della “scuola dell’odio”?
Quella del nazismo che ha condotto allo Sterminio, non risorge nelle scuole dei kamikaze di oggi?
Come si costruisce allora un universo mentale “nazista”, come lo definisce l’autore del volume? Come si costruisce il consenso e l’adesione ad un regime e quali sono le sue radici nella psicologia individuale? Con il lavoro di Nielsen entriamo nel laboratorio del male, dove si costruiscono i mostri. Con l’ottica psicoanalitica possiamo vedere dall’interno come avvenga la colonizzazione mentale dei popoli a partire dalla distorsione dell’identità individuale in età evolutiva, decodificare il legame ambiguo dei fiancheggiatori con i diretti responsabili dei crimini, e capire come il capo di un popolo o di un gruppo possa diventare il promotore di un’illusione onnipotente quanto mortifera.

Ma c’è di più. Possiamo davvero considerare mostri soltanto gli “altri”? La violenza, è sempre degli “altri”?
O esiste una zona di “mortale spietatezza” in uomini e donne “normali”?
Ogni interrogativo suscita altre domande: il discorso psicoanalitico si apre alla ricerca storica, sociologica, politica e infine, richiama la dimensione della riflessione etica e il concetto di responsabilità.

Published in: on dicembre 15, 2004 at 12:30 pm  Lascia un commento  

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